Descrizione
“La pigiatura veniva effettuata con i piedi nudi nella “trocche”, […].
Da un foro zampillava il mosto fresco nella “tine” e si travasava nella botte. Il mosto della trocche e quello della prima torchiatura si chiamava “mosto fiore” e si conservava separato dal mosto di seconda torchiatura, che dava un vino un po’ più aspro. Questa era la vinificazione in bianco chiamata “lu pistate e messe”. […] Quando non si sentiva più all’orecchio, si doveva travasare per togliere la feccia decantata”.
Il cuore della Rondinella a cura di Mariangela Schiazza Edizioni Cannarsa, Vasto, 2012
LINGUAGGI DIALETTALI EVOCATIVI DELLA STORIA ENOLOGICA D’ABRUZZO
“Pistate e Messe®”
Vinificazione senza macerazione delle bucce per la produzione di vini schietti del territorio. In ogni regione troviamo varianti del “Pistate e Messe” che dando vita a una grande varietà di vini autoctoni bianchi e rosati.
Il processo inizia con la “Pistate”, ovvero la pigiatura manuale delle uve effettuata con i piedi nudi nelle “trocche” e il “Messe”, il mosto viene trasferito nelle botti di legno o cemento dove avviene la fermentazione alcolica in modo spontaneo, senza l’aggiunta di solfiti o lieviti selezionati. Questo processo lento e naturale conferisce al vino finale le sue peculiari caratteristiche organolettiche espressione autentica della storia e della cultura enologica del territorio.
IL RISULTATO FINALE
Un vino unico, dall’intenso profilo aromatico e dall’equilibrio gustativo straordinario. Un’autentica espressione della storia e della cultura enologica delle campagne italiane.



